Il tribunale sportivo ha radiato dal mondo dell’equitazione Paolo Margi per aver provocato ”senza pietà” la morte del cavallo che doveva addestrare.

horse-headSecondo la Fise (Federazione italiana sport equestri), Margi lo fece ”cadere provocando fratture” mortali. Lo costrinse a forza ”a rialzarsi”. Gli fece ”somministrare farmaci” sbagliati che ne aumentarono le sofferenze. L’atleta poi mentì al veterinario ”parlando di una colica”.

E’ stato durissimo il pugno della federazione nei confronti di Margi, un pezzo di storia italiana del dressage: il tribunale della Fise non fa sconti alle accuse della procura federale.

I fatti risalgono al 19 novembre 2014 all’interno del centro ippico Casale San Nicola.

Un cavallo di nome Flambo – a lui affidato – era morto al termine di una sessione di allenamento condotta dal campione olimpico e fino ad oggi istruttore federale, già coinvolto in un caso analogo nel 1998.

Secondo il Tribunale, la radiazione è l’unica condanna possibile anche perché colpisce l’atteggiamento di Margi che denota “la sua assoluta mancanza di resipiscenza” : il cavaliere “non ha mai espresso, sia pur incidentalmente, sentimenti di doverosa solidarietà nei confronti dell’animale o di rammarico per la triste vicenda dimostrando, in tal modo, notevole distacco e profonda indifferenza rispetto ai valori fondamentali condivisi dalla stessa Federazione Italiana Sport Equestri”.