Un uomo, spalleggiato da due parenti, ha spaccato il cranio al proprio perché rappresentava un ostacolo alla vendita di un terreno.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) riferisce che il padrone, sessantenne, da solo forse temeva di non essere forte abbastanza per bloccare e ammazzare ferocemente il suo anziano cane.

L’uomo stesso ha raccontato alle forze dell’ordine che il cane rappresentava un “disturbo” dato che oltre a essere “brutto e malato” avrebbe potuto creare un ostacolo alla vendita del terreno in frazione Trassilico (LU) dove il povero animale viveva.

fearful-dogL’animale presumibilmente viveva in modo trascurato visto che era affetto da rogna.

Così, per portare a termine la sua vigliacca impresa, ha chiamato ad aiutarlo due parenti, un uomo e una donna. Tutti insieme hanno circondato il meticcio, che LNDC ha chiamato Gianni, e hanno iniziato a colpirlo in testa con dei corpi contundenti, probabilmente martelli e mazze, fino a che non gli hanno sfondato il cranio.

Ma il loro vile gesto ha avuto un testimone, un vicino che è stato messo in allarme dalle urla straziante del povero animale. Inutilmente i tre spietati animalicidi hanno tentato di occultare il corpo del reato gettando il cadavere nel bosco.

La carcassa martoriata è stata comunque ritrovata. L’efferato e crudele gesto ha giustamente provocato un’indignazione senza pari in Lega Nazionale per la Difesa del Cane che ha incaricato il proprio legale di procedere con la denuncia contro i responsabili di questo inqualificabile atto criminoso e, in sede processuale, di costituirsi parti civile.

“La nostra mission è tutelare i più deboli – ricorda Piera Rosati, presidente LNDC – e auspichiamo che un atto così orribile venga punito con il massimo della pena in modo che Gianni che, tanto deve aver sofferto in vita, abbia almeno un po’ di giustizia da morto. Gli animali non sono oggetti ma esseri senzienti degni se non di amore quanto meno di rispetto; non è concepibile che chi ancora pensa di poter fare di loro quel che più gli fa comodo non ne paghi le conseguenze. Nel caso in questione il responsabile, oltre a rispondere per il reato di cui all’ art. 544 bis c.p., dovrà vedersi contestata l’aggravante dei motivi abbietti o futili”.