Pepito, un meticcio di piccola taglia di cinque anni è stato brutalmente ucciso a Pordenone.

Dopo essere riuscito a sopravvivere a una prima aggressione, il cane è caduto di nuovo nelle mani del suo aguzzino e stavolta non ce l’ha fatta.

PoliziaForse è stato ucciso perché abbaiava spesso come fanno molti cani di piccole dimensioni, ma questo non può in alcun modo essere una giustificazione per l’efferatezza con cui è stato martoriato.

A settembre dell’anno scorso, qualcuno ha divelto il cancello della sua abitazione approfittando dell’assenza dei proprietari, si è introdotto nel giardino e ha infierito in modo atroce su di lui, ferendolo con un punteruolo fino a fargli uscire un polmone.

Al loro ritorno, i padroni lo hanno trovato agonizzante e l’hanno portato immediatamente in clinica. Grazie a un intervento delicato, a lunghe cure e alla sua grandissima voglia di vivere, Pepito era sopravvissuto e tornato quasi alla normalità.

Ma qualche giorno fa, il piccino è stato nuovamente picchiato selvaggiamente fino alla morte e abbandonato senza vita sul ciglio della strada dal suo aguzzino.

I proprietari hanno sporto denuncia contro ignoti, sia in occasione della prima aggressione sia a seguito della seconda e fatale violenza.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) lancia un appello alle forze dell’ordine affinché non prendano alla leggera casi di questo genere perché chi commette queste atrocità è pericoloso sia per gli animali sia per le persone.

Infatti, secondo alcuni studi dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la violenza sugli animali è sovente il campanello d’allarme di una sociopatia che può sfociare in comportamenti violenti anche nei confronti degli esseri umani.

LNDC auspica che le forze dell’ordine facciano tutto il possibile per risalire all’identità del mostro che ha torturato e ucciso il povero Pepito e che la condanna sia esemplare, perché gesti come questo non possono e non devono rimanere impuniti.