L’abolizione delle province porterà alla perdita dei già esigui finanziamenti ai centri di recupero per la fauna selvatica.

“Al momento stiamo sopravvivendo ‘devolvendo’ i nostri stipendi – racconta a Nelcuore.org Antonio Durante, che dirige la cooperativa che gestisce il centro di Calimera, in Salento -, ma da settembre saremo costretti a iniziare a licenziare. Dobbiamo ancora avere 48mila euro dalla provincia per il 2014, e per l’anno prossimo siamo in un limbo, non sappiamo cosa succederà”.

Le associazioni di volontariato gestiscono un centinaio di centri che ospitano diversi tipi di animali, dai rapaci ai caprioli, dai ricci alle tartarughe, vittime di qualche trauma causato dall’uomo, con la caccia o per incidenti stradali.

tortoiseNelcuore.org riferisce che quasi tutti centri più grandi che accolgono oltre mille animali l’anno sono in forti difficoltà economiche.

“Anche lasciando da parte l’aspetto etico, l’esistenza dei centri è prevista dalla legge, secondo cui l’animale selvatico è un ‘bene indisponibile dello Stato’ e deve essere tutelato – spiega Elisa Berti, del centro di Monte Adone, in provincia di Bologna -. Qui il passaggio da provincia a città metropolitana ha creato un bel pasticcio, siamo sicuri dei fondi per il 2015”.

Il responsabile del centro di Bernezzo, in provincia di Cuneo spiega a Nelcuore.org che le spese vengono dal cibo per gli animali in cura, dalla corrente per riscaldare le gabbie, dalle visite veterinarie. “Anche i farmaci sono un grosso capitolo, e noi abbiamo anche una sala operatoria con tutti i costi connessi. In più gli animali aumentano, perché le persone sono sempre più sensibili al tema – spiega -. Abbiamo un contratto con la Regione, che però non ci paga da tre anni, e non sappiamo che fine farà il fondo della Provincia. Se i centri chiudono non si sa dove andranno gli animali, è un problema di cui lo Stato si dovrebbe fare carico, anche solo perché la legge obbliga a soccorrerli quando sono in difficoltà”.