La LAV, la Lega antivivisezione chiede al sindaco di Roma Ignazio Marino di revocare l’autorizzazione sanitaria del canile romano Parrelli, posto sotto sequestro giudiziario dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ottobre del 2013 per gravi maltrattamenti, inidoneità strutturale e gestionale.

Il canile potrebbe riaprire a causa di un’autorizzazione sanitaria mai revocata dal Sindaco Marino, nonostante l’istanza avanzata dalla LAV.

canile-LAVProprio per scongiurare la possibilità di riapertura di questa struttura di sofferenza, la LAV ha presentato al Sindaco della Capitale una nuova istanza-appello, supportata da ulteriori importanti evidenze, affinché revochi subito tale autorizzazione in quanto di sua esclusiva competenza, e non si renda complice della malagestione e delle sofferenze dei quattro zampe vittime di questo canile.

Secondo l’Associazione Italiana Difesa Animali Ed Ambiente (AIDAA), i gestori della struttura “hanno ucciso 7000 cani” nel corso di 25 anni e alcuni cani sono stati bruciati vivi.

Ricade infatti sotto la competenza del Sindaco la verifica dei presupposti di opportunità e necessità, costituendo illecito amministrativo: dunque il Sindaco è l’unico che ha il diritto e il “dovere” di vigilare e revocare un‘autorizzazione sanitaria, ed è l’unico organo che la concede, come fatto per il Rifugio “Parrelli” nel lontano 1999.

“Una vicenda a dir poco penosa, che si trascina da troppo tempo e che non deve ripetersi: Roma deve dimostrare di essere una Capitale all’altezza anche nella tutela degli animali. In attesa che la giustizia faccia il suo corso e che vengano accertati i segnalati profili di illegalità relativi a questo rifugio, sollecitiamo il Sindaco Marino a farsi garante della necessaria limpidezza nella gestione di questa struttura”, dice la LAV.

Leggi anche: I cani maltrattati al rifugio Parrelli cercano casa