Animal Equality e LAV hanno svolto una clamorosa video-investigazione in alcuni grandi allevamenti Italiani, per documentare la realtà della breve vita dei conigli, inclusa la fase del trasporto e della macellazione.

Il video mostra che i conigli sono allevati senza regole e senza controllo, senza spazio e in condizioni igieniche precarie, tra pelo, sporcizia e mosche, con fattrici inseminate artificialmente durante tutta la durata della loro vita, con i piccoli precocemente separati dalla madre, dove la diffusione delle malattie è consuetudine (i conigli si ammalano comunemente di micosi, di encefaliti, d’infezioni oculari, enteriti, parassitosi alle orecchie e non ricevono cure adeguate, spesso somministrate dall’allevatore e non dal veterinario), dove il viaggio verso il macello, di conigli sani e malati, aggiunge sofferenze alla breve vita di questi animali “da carne”.

conigliLa video-investigazione è stata realizzata grazie a una squadra investigativa che si è infiltrata sotto copertura (in alcuni casi con l’ausilio di telecamera nascoste) all’interno di diversi allevamenti e macelli di conigli situati nelle zone di maggior produzione sul territorio italiano.

“Mentre non possiamo pensare di trascorrere una vita con un cane o un gatto e poi cucinarlo, questo purtroppo non accade con i conigli”,  afferma Roberto Bennati, vicepresidente della LAV.

L’Italia produce la metà della carne di coniglio in Europa (262.500 tonnellate in Italia, 512.876 in Europa. “In casa o in natura i conigli possono vivere fino a 12 anni – afferma Bennati – mentre la vita media di un coniglio in allevamento è di appena 12 settimane, le fattrici vivono al massimo 2 anni e i conigli da riproduzione 4 anni, per un consumo di carne per nulla necessario. Con la nostra petizione vogliamo salvare oltre 30 milioni di conigli che ogni anno vengono allevati e uccisi in Italia: sono animali da amare e rispettare, non mangiateli!”

“Il nostro recente lavoro investigativo mostra un sistema d’allevamento “ultraintensivo” dei conigli che priva questi animali dei più semplici bisogni etologici, – spiega Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality – un processo “produttivo” tra i più agghiaccianti e per lo più sconosciuto, taciuto e incredibilmente tollerato, subìto da animali che non possono difendersi da chi li alleva, li trasporta e li macella. Si tratta di un sistema senza regole e fuori controllo: basti pensare che solitamente a ogni addetto di allevamento sono affidate 600 fattrici, dunque il tempo da dedicare a ciascun animale è pari ad appena 48 secondi. Ciò significa che, se un animale muore o si ammala, questo è rilevato anche molte ore dopo o addirittura il giorno seguente. Le fattrici e i riproduttori vivono in gabbie singole di rete metallica, con le zampe che non possono mai toccare terra e che spesso si incastrano nella rete ferendoli. I piccoli, all’ingrasso, possono essere stipati fino a 7 nella stessa gabbia, quindi lo spazio utile per coniglio è di appena circa 450 cm quadrati, meno di un foglio A4! Le gabbie sono sovrapposte una sull’altra e gli escrementi cadono sugli animali che si trovano nelle gabbie inferiori. Ovunque ci sono escrementi, con forti esalazioni di sostanze come l’ammoniaca, dannose per la salute degli animali, dappertutto peli di conigli e mosche attirate dalla sporcizia.”

Per mettere fine alla produzione di carne e pelli di coniglio, siete invitati a firmare la petizione per offrire a questi animali la tutela e la dignità riconosciuta ai cani e ai gatti.

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