Non esiste una norma liturgica che riguardi l’ammissione o meno di animali in chiesa durante le celebrazioni.

“Evidentemente la si è ritenuta superflua, perché sembra scontato che il culto è atto specifico dei credenti, che intendono onorare Dio,” spiega all’ALETEIA don Antonio Sorrentino, liturgista della diocesi di Salerno.

Cane-in-chiesaD’altra parte, prosegue il liturgista, “la presenza di animali in chiesa, oltre che impropria, sembra anche inopportuna, perché potrebbe distrarre i fedeli da una partecipazione attiva, serena, pia e fruttuosa”.

L’ingresso degli animali durante le celebrazioni è comunque sconsigliato perché distraggono e preoccupano i presenti.

“Con tutto il rispetto per il rapporto anche molto confidenziale che si può instaurare tra un animale domestico e il suo padrone – dice don Antonio – la presenza di un animale durante le celebrazioni può incuriosire o preoccupare i partecipanti, i quali hanno diritto di ascoltare la parola di Dio, di pregare e cantare senza ansia”.

Il liturgista evidenzia che “le reazioni degli animali sono imprevedibili, soprattutto perché essi possono percepire i fedeli come estranei o come pericolosi e non sappiamo come potrebbero reagire nei vari momenti e nelle diversificate azioni della liturgia (movimenti, voci, canti, suoni, ecc.)”.

Don Antonio conclude che c’è una norma liturgica che recita “a ciascuno il suo” (Costituzione liturgica n. 26). “D’altra parte, né a teatro né a cinema né a una festa di compleanno ci si presenta con il proprio cagnolino, la cui presenza – chiosa – potrebbe infastidire chi sta prendendo parte all’evento”.