In tanti ci hanno provato, ma nessuno, ancora oggi, è riuscito a decifrare il mistero nascosto dietro alle fusa del gatto. I mici mandano segnali spesso ambigui non sempre è chiaro cosa si nasconde dietro le loro moine.
Sicuramente la funzione d’origine di questo comportamento è quella di instaurare una comunicazione fra il cucciolo di gatto e la madre. Spesso il gattino utilizza questo linguaggio mentre viene allattato per segnalare alla madre che tutto procede per il meglio. La mamma, a sua volta, si serve delle fusa per tranquillizzare i propri piccoli.

Contrariamente a quanto comunemente si crede, le fusa dei gatti non sono esclusivamente una manifestazione di piacere e felicità. Quando sono malati, per esempio, le usano per scaricare la tensione. Anche un gatto spaventato da un rivale può comunicare la propria sottomissione e prevenire aggressioni da parte del nemico emettendo il tipico rumore delle fusa.

I gatti mentre si esprimono con le intonazioni delle fusa producono endorfine, sostanze con proprietà tranquillizzanti e, non di rado, mentre si cimentano in questa sonora attività, abbassano le palpebre e muovono le loro zampine anteriori, retaggio di quando succhiavano il latte materno.

 

Alcuni studi sembrano rilevare che l’effetto tranquillizzante delle fusa non si limiti a rassicurare i nostri felini ma che trasmetta benefici effetti di relax anche negli umani. Il meccanismo che genera le fusa pare che aumenti il livello di anticorpi dei padroni; del resto non mancano fonti autorevoli a sostegno della teoria secondo la quale i proprietari di animali domestici hanno solitamente valori della pressione arteriosa molto ben controllati.

Basti pensare che accostando in modo azzardato le fusa alla musica classica, si è notato come l’effetto ansiolitico e l’aumento di serotonina prodotto da queste due sorgenti di suono siano praticamente identiche.

Secondo la teoria maggiormente accreditata, le fusa vengono generate da una vibrazione delle corde vocali accessorie, caratteristiche nell’anatomia del gatto. Altri studiosi sostengono una partecipazione del diaframma mentre altri ancora, infine, le attribuiscono a vibrazioni della cassa toracica imputabili a turbolenze del sangue nella vena cava.