L’immagine del furetto è spesso viziata da luoghi comuni sbagliati, sui quali abbiamo già cercato di fare chiarezza in “Furetto domestico, troppi i luoghi comuni”.

furetto

Il furetto è un animale domestico, da migliaia di anni, un carnivoro appartenente alla famiglia dei mustelidi. Il furetto è stato utilizzato a lungo per la caccia: grazie alla sua capacità di intrufolarsi nelle tane è stato scelto per far uscire dai nascondigli e dai cunicoli i conigli. Dovendo consentire la cattura dei conigli ma non “rovinare” la preda, dato che lo scopo principale era recuperare la pelliccia integra dell’animale, il furetto è stato nella storia educato ad aggredire, prendere ma non graffiare o mordere i suoi obiettivi di caccia.
Circa circa 4 secoli prima di Cristo per il furetto è cominciato il processo di selezione e addomesticazione come accaduto anche per il cane ed il gatto.
Negli USA, dove vivrebbero secondo le stime dell’American Ferrets Association circa 8-12 milioni di furetti come animali domestici, le pratiche di allevamento massivo hanno particolarmente artefatto l’indole di questo animale.

 

“È un processo, quello Marshall, la principale “produttrice” di furetti, iniziato nel dopoguerra negli Stati Uniti – spiega Patrizia Puccetti dell’Ufficio Adozioni Centrale dell’Associazione Italiana Furetti Furettomania ONLUS –. È un marchio negativo. Il furetto Marshall viene castrato e sghiandolato a solo poche settimane di vita: questo processo, utile alla commercializzazione, stravolge la sua formazione ormonale e ne compromette la salute. Questo tipo di allevamento e la selezione genetica, in un ottica di animale “giocattolo”, hanno reso quel “tipo” di furetto una creatura estremamente accondiscendente e remissiva, ma a caro prezzo per la sua indole e salute”.

E in Italia? “50 anni fa il furetto era quasi esclusivamente un animale da caccia. Adesso l’utilizzo del furetto nella caccia è limitatissimo ed in alcune zone anche vietato. In Italia si tratta comunque di un discorso molto diverso da quello che invece accade negli Stati Uniti, in quanto non c’è l’allevamento massivo che c’è in USA. Noi abbiamo quasi subito smesso di sghiandolarli, capendo che è una pratica dannosa ed inutile. Loro invece continuano a farlo. Fisicamente, grazie a selezioni meno manipolate ed alla sterilizzazione ormai quasi solo chimica e quindi non invasiva ed in età adulta, il furetto italiano/europeo risulta diverso da quello americano, è più massiccio come muscolatura e dimensione”.

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Nella storia l’immagine del furetto, inoltre, è stata snaturata non solo dagli allevamenti ma anche dai mezzi di comunicazione, come il cinema: “Nei film l’immagine del furetto che emerge è quasi sempre abbastanza sbagliata. Ad esempio, è tipico che al cinema il furetto emetta dei suoni che non gli appartengono: quasi sempre nei film, infatti, il furetto squittisce, mentre è prevalentemente afono nelle abitudini con l’eccezione per il suo occasionale verso, il potpottare, che non somiglia affatto allo squittire”.

 

E nella storia il furetto ha diverse celebri citazioni e rappresentazioni. Eccone di seguito alcune:

– Nel 450 a.C. Aristofane, commediografo, paragona il popolo de “Gli Acarnesi” ai furetti, che già venivano definiti ladri.

– Nel 6 a.C. Cesare Augusto invia i furetti in missione alle isole Baleari per controllare l’invasione di conigli.

– Secondo una leggenda del 1.200 circa, il celebre condottiero imperatore mongolo Genghis Kahn utilizzava i furetti nelle proprie battute di caccia.

– Nel 1.490 un furetto appare nel famoso “Dama con l’ermellino” del genio Leonardo da Vinci.

Il quadro
Dama con l’ermellino

 

– Nel 1.525, un furetto compare nel dipinto “Elisabetta I di Inghilterra”. La regina possedeva come pets alcuni esemplari di furetti.

il quadro
Elisabetta I d’Inghilterra

– Nel 1.800, sempre, in Inghilterra al furetto era stato riconosciuto dal popolo il potere di curare la pertosse: per questo l’animale doveva leccare il latte da una ciotola, infodendo la sua “cura” nel liquido, che sarebbe poi stato bevuto dal malato.