Il coniglio è un animale che, più di altri, è spesso vittima di luoghi comuni, che lo dipingono come un animale semplice da gestire e adatto alla vita in gabbia.
Per colpa dell’ignoranza, questi animali vengono troppo spesso abbandonati e lasciati vivere in natura, dove contraggono malattie o vanno, spesso, incontro alla morte.

Data la loro sviluppata capacità riproduttiva, inoltre, i conigli proliferano a una velocità impressionante, dando così origine a colonie composte da numerosi esemplari.

A questo proposito, Laura Brunello, coordinatrice nazionale di AAE (Associazione Animali Esotici), ha, in un’intervista rilasciata a Petsparadise, espresso le sue considerazioni in merito alle colonie di conigli.

 

Colonie conigli AAE conigli
Colonie conigli AAE conigli

 

In cosa consiste il problema che state affrontando e come sta intervenendo la vostra associazione per risolverlo?

Ciò che ci viene segnalato è la massiccia diffusione di colonie di conigli formata da soggetti domestici abbandonati o dispersi e poi riprodottosi e rinselvatichiti. Le colonie vanno poste sotto controllo per vari motivi, primo fra tutti per impedire una crescita esponenziale dei soggetti, che causa poi grossi problemi di convivenza con l’uomo: danni agli alberi e agli arbusti; escavazione di buche nel terreno, con pericolo di cadute; danni agli arredi lignei (panchine, giochi, staccionate); problemi igienici per l’accumulo di feci sul prato e nei vialetti; problemi sanitari per la possibile insorgenza di epidemie.

 

Il coniglio nano è stato selezionato dall’uomo a partire dal coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) e non esiste libero in natura, pertanto non è da considerarsi fauna selvatica italiana a vita libera (considerata patrimonio indisponibile dello Stato, in base alla legge  11 febbraio 1992  n°157) ma animale domestico, sfuggito al controllo dell’uomo e rinselvatichito. La gestione dei conigli nani abbandonati, analogamente a quanto avviene con i colombi, (legge Regionale  17 febbraio 2005 N° 5) e per cani e gatti randagi ,spetta al Sindaco.

 

Nello specifico le colonie di cui si occupa AAE sono costituite da animali abbandonati in loco (comportamento sanzionato dall’art.  727 del Codice Penale,in quanto considerato maltrattamento di animali).

  

In quali zone la vostra associazione opera attivamente?

AAE opera a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, non ci sono zone scoperte in quanto se non si può operare localmente, gli animali vengono trasferiti presso i nuclei più vicini.

 

Quanti volontari stanno collaborando al progetto di ricollocamento delle colonie di conigli?

Sono decine coloro che si impegnano quotidianamente nelle bonifiche di questi terreni, in quanto le fasi sono complesse sia per l’asprità dell’ambiente (la presenza di vegetazione normalmente facilita la creazione su cui si interviene) sia per vincoli burocratici che spesso ostacolano l’avviamento delle operazioni.

 

Lo stato in cui il coniglio abbandonato si trova lo porta ad essere più sottoposto a malattie: alcune di queste possono essere trasmesse all’uomo che si trova a contatto con l’animale?

Soltanto raramente il coniglio trasmette malattie all’uomo, più facilmente avviene il contrario. Sono animali estremamente puliti e delicati, e solo la forzata convivenza in ambienti insalubri comporta l’insorgenza di malattie di questo tipo, che sarebbero facilmente debellabili se gestite correttamente e alle prime avvisaglie

coniglio colonie AAE

Secondo Lei perché certi tipi di animali, come il coniglio, sono soggetti ad abbandoni? E per quale motivo questo animale spesso non viene considerato domestico, al pari di un cane e di un gatto?

Il coniglio è soggetto all’abbandono perché è diventato oggetto di interessi economici che ne propongono la diffusione (quindi la vendita) e non informano sulle reali necessità; questo animale subisce le tradizionali problematiche relative all’abbandono del cane e del gatto oltre ad una serie di errate convizioni, come la convinzione che sia un animale “economico” perché non necessiterebbe di cure ed attenzioni; in realtà è un animale che ha bisogno di cure specializzate e di una gestione domestica ben più complessa del cane e del gatto, che banalmente defluisce nella detenzione in gabbia con evidente sofferenza per l’animale.

 

In che modo consiglia di agire a chi avvista un coniglio abbandonato o magari malato?

Purtroppo al privato cittadino che dovesse imbattersi in un animale vagante sul territorio restano ben poche possibilità, data la scarsa preparazione di enti e associazioni disposti ad occuparsene.

Consigliamo di contattare le maggiori associazioni animaliste o i centri di reupero fauna selvatica, auspicando che possano prestare le prime cure,anche se nella realtà questo accade molto raramente.

 

 

Alessandra Bottaini