La denuncia arriva dall’OIPA, secondo la quale il commercio di pellicce porta all’allevamento forzato ed uccisione di circa 2 milioni di cani e gatti all’anno. Si perché non solo per fare certe pellicce si servono del loro pelo, ma ne serve anche tanto.
Pullover, giacche e cappotti o sulle scarpe, quel pelo potrebbe essere proprio di cane o di gatto. Circa 10 esemplari di cane e addirittura 24 di gatto per un singolo cappotto!

 

 

Un business orrendo quello delle pellicce che arriva soprattutto dalla Cina, dove gli allevamenti di cani e gatti sono diffusi e spietati: costretti a vivere ammassati in gabbie per tanto tempo fino all’uccisione.

 

Come scoprire se quella pelliccia è di cane o di gatto? L’etichetta lo svela. Sono di pelo di cane se c’è scritto Asian jackal; Asiatic racoonwolf; Asian wolf; Cane procione; Cane selvatico; Corsak; Corsak fox; Dogaskin; Dogue of China; Finnracoon (asiatico); Fox of Asia; Gae wolf; Gubi; Kou pi; Lamb skin; Loup d’Asie; Lupo Asiatico; Lupo cinese; Murmanski; Nakhon; Pemmern wolf; Procione asiatico: Sakhon; Sobaki; Special skin”. Sono invece di pelo di gatto: Gatto di Cipro; Gatto Lyra; Genette; Housecat; Katzenfelle; Lipi; Mountain cat; Wildcat; Special skin.
Oppure, oltre a leggere l’etichetta, c’è una soluzione più semplice e corretta: non comprare pellicce.