Anche i cani possono soffrire di depressione, apatia, disturbi del sonno, del cibo o diventare aggressivi senza apparenti motivi, esattamente come accade gli esseri umani. Si chiama “sindrome da canile”, non è facilmente diagnosticabile, ma riguarda tutti gli amici a quattro zampe lasciati non solo in canile, ma anche in ambienti chiusi come cascine, allevamenti o in gabbia.

sindrome da canile

È quello che è successo, per citare un esempio, alla cagnolina Lilla, soprannominata “pecorella” per il suo aspetto che, dopo 12 anni di reclusione nel Rifugio Rocky di Reggio Emilia, ha iniziato a mangiare un po’ troppo.

La sindrome da canile colpisce non solo i cani rinchiusi da qualche parte, ma anche quelli che hanno visto sempre una sola persona o vissuto nel medesimo luogo, aperto o chiuso che sia, non ricevendo stimoli, attenzioni e non giocando. Nei casi più lievi gli amici a quattrozampe sono malinconici, non riescono ad adattarsi al nuovo ambiente, sono tristi; nei casi più gravi invece possono soffrire di patologie più complesse. Per evitare di ammalarsi, il cane dovrebbe ricevere amore, stimoli graduali sin da quando è cucciolo e quindi adeguarsi lentamente all’ambiente, ai suoni agli odori, alle persone e sviluppare un’attitudine esplorativa.

pecorella

Lilla o pecorella (sopra in foto), come viene chiamata dato che a guardarla sembra un simpatico incrocio tra un cane e una pecora, è una cagnolina dolcissima e tenera, vittima probabilmente della sindrome da canile, infatti, dopo 12 anni di reclusione nel rifugio di Reggio Emilia, si è buttata sul cibo, forse perché è triste o perché si sente sola e abbandonata. Lei è li da sempre, non ha mai avuto una casa, ma forse se ricevesse l’amore e il calore di una famiglia, non attingerebbe continuamente alla ciotola.

Per maggiori informazioni su Pecorella: [email protected]

 

Sonia Colombo