Nel Regno Unito, negli ultimi anni, 16 persone sono rimaste uccise a causa di aggressioni subite da cani classificati come “pericolosi“.
Sulla base di questi dati e per le richieste dell’opposizione, il governo ha garantito che in brevissimo tempo verranno introdotte nuove normative che equipareranno i danni causati da cani pericolosi non gestiti dai padroni all’atto dell’omicidio o del ferimento di una persona, alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe.

 

Norman Baker, sottosegretario britannico agli Interni, ha dichiarato che il governo ha considerato come troppo mite l’attuale pena di due anni di carcere per il padrone di un cane che uccide una persona, ed ha quindi valutato la proposta di innalzare la durata della detenzione fino a 14 anni. Un altro dato allarmante è la statistica secondo la quale in Gran Bretagna, ogni mese, circa dieci cani addestrati per l’assistenza ai disabili vengono attaccati da altri cani pericolosi.

Secondo i numeri ufficiali, ogni settimana, in tutto il Regno Unito circa 100 persone si recano in ospedale in conseguenza dell’aggressione subita da un animale domestico, ed altri dati dimostrano che le aggressioni dei cani ai giovani siano al primo posto tra le cause di ferite al viso.

Anche in Italia, ciclicamente, vengono emanate nuove normative per contrastare questo problema. Il dicastero della Salute nell’ultima ordinanza, emanata ad agosto 2012, ha ribadito che “il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali o cose provocati dall’animale stesso”.
È stato anche riconfermato che chi conduce per strada un cane di cui non è proprietario, è equiparato, ai fini civili e penali, al padrone.

 

Fra le regole imposte dall’ordinanza vi sono quelle relative all’obbligo di utilizzo di un guinzaglio di misura non superiore a un metro e mezzo durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico ed all’utilizzo di una museruola, da portare sempre con sé e da fare indossare al pet in caso di necessità.

Il provvedimento ha delegato ai Comuni l’impegno di organizzare corsi di formazione per i proprietari di quei cani che si siano resi responsabili di attacchi.

È stato ribadito ovviamente il divieto dell’addestramento dei cani finalizzato a potenziarne gli istinti aggressivi e delle operazioni di selezione o di incroci di razze con il medesimo obiettivo, così come la messa in atto, sugli animali, di pratiche dopanti.