E’ stato clonato il primo cane britannico: si chiama Winnie ed è un bassotto che pesa poco meno di mezzo chilo. A riportare la notizia è il quotidiano inglese The Guardian: il bassotto è il clone di un cagnolino che porta il suo stesso nome, di proprietà della signora Rebecca Smith.

 

mini winnie, cane clonato
Winnie, il primo cane britannico clonato

 

La signora Smith avrebbe raccontato alla tv inglese di aver ricevuto il cucciolo per il suo diciottesimo compleanno e di non essere più capace di separarsene: l’animale l’avrebbe infatti aiutata a superare la bulimia, uno dei più diffusi disturbi alimentari.
Così Rebecca avrebbe inviato un campione di tessuto del suo adorato bassotto alla Sooam biotech research foundation, in Corea del sud. L’azienda vanta un importante curriculum in fatto di clonazioni: infatti avrebbe già creato oltre 800 cani clonati in tutto il mondo, ma il piccolo Winnie si è aggiudicato il primato di essere il primo cane britannico clonato.

Un campione del tessuto di Winnie (quello originale) è stato prelevato e conservato in azoto liquido, per poi essere spedito in Corea del Sud: a Seoul, le sue cellule sono state immesse negli ovuli di un cane donatore della stessa razza, dunque è stato creato un embrione clone, che è stato impiantato nell’utero di una madre sostitutiva. Il cucciolo è nato con parto cesareo.

 

mini winnie
Il cucciolo Winnie, poco dopo essere nato

 

Sono molte le perplessità suscitate dalla vicenda: in merito si è espresso addirittura il professor Sir Ian Wilmut, che aveva guidato l’equipe di ricercatori responsabile della clonazione della pecora Dolly, il primo mammifero ad essere stato clonato, nell’ormai lontano 1996.

Sir Ian Wilmut, a differenza di quanto si potrebbe credere, non ha espresso un parere del tutto favorevole:

“Penso che i padroni di un cane dovrebbero essere infastiditi dalla clonazione – ha dichiarato Wilmut – molta della personalità del cane dipende da come il cucciolo viene trattato. Credo che voi riservereste un trattamento particolare a un cane clonato che vi è costato 100 mila sterline. Sono sufficientemente scettico, tanto che non so se personalmente vorrei un cane clonato”.

 

Sir Ian Wilmut ha dunque messo in evidenza che il carattere di un cane, così come quello di una persona del resto, non dipende soltanto dai geni ma anche dall’ambiente e dal contesto nel quale il cane viene allevato, dunque dalle cure, dalle attenzioni e dagli stimoli che riceve. 

Senza voler essere venali, è chiaro che riserveremmo particolari attenzioni a un cucciolo che ci è costato una fortuna: questo significa che, se l’intento è quello di avere lo stesso identico cane che abbiamo perso, non otterremo ciò che desideriamo.

 

Anche la veterinaria Elaine Pendlebury concorda:

“comprendiamo che perdere un amato animale domestico sia estremamente sconvolgente”,

afferma la dottoressa, che però aggiunge che la clonazione non le sembra assolutamente un modo appropriato per compensare la perdita.

 

 

Roberta Ravelli