Che i cani siano dei compagni fedeli è ormai noto da tempo, che però sappiano comprendere di che umore siamo è stato stabilito solo di recente da uno studio condotto da Ludwig Huber, ricercatore della University of Veterinary Medicine di Vienna.

L’esperto da tempo si interessa di come gli esseri viventi che interagiscono con gli esseri umani li percepiscano: si è concentrato in passato sul comportamento dei piccioni e dei panda e solo in seguito ha deciso di studiare anche le reazioni dei cani.

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In un nuovo studio Huber, grazie all’aiuto dei colleghi Corsin Müller, Kira Schmitt, e Anjuli Barber, è riuscito a dimostrare che i cani riescono  a stabilire di che umore sono i loro padroni in base alle espressioni che si dipingono sulla loro faccia. Anche se per gli amici a quattro zampe è più facile comprendere gli stati d’animo dei loro simili, riconoscere quelli di un’altra specie, come gli essere umani, rappresenta una vera e propria sfida.

Nel caso dello studio i cani sono stati sottoposti a dei test nei quali dovevano riconoscere e distinguere una faccia felice da una, invece, arrabbiata. Così ad alcuni quattro zampe è stata mostrata solo la metà superiore dei volti, mentre ad altri la metà inferiore. I volti sono stati presentati sullo schermo di un touch screen ed i cani sono stati premiati sia nel caso toccassero con il naso un volto felice, sia che  ne toccassero uno arrabbiato.

 

Dopo questa prima fase di formazione, i ricercatori hanno testato la capacità dei cani di categorizzare spontaneamente delle nuove foto che condividevano con le precedenti solo l’espressione emotiva (felice/arrabbiata). Hanno così testato gli esemplari su quattro tipi di nuovi stimoli:

 

1. Prendere in considerazione la stessa metà della faccia osservata durante lo stadio della formazione, ma di soggetti differenti.

 

2. Prendere in considerazione l’altra metà della faccia ma degli stessi soggetti osservati durante lo stadio di formazione.

 

3. Prendere in considerazione l’altra metà della faccia di soggetti differenti rispetto a quelli osservati durante lo stadio di formazione.

 

4. Prendere in considerazione la stessa metà della faccia osservata durante lo stadio della formazione, appartenente agli stessi soggetti.

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I cani hanno effettuato buone performance in tutti e quattro i tipi di test, dimostrando che non solo potevano imparare a identificare le espressioni facciali, ma anche a trasferire ciò che avevano imparato su volti nuovi. 

I ricercatori sostengono che i quattro zampe devono aver usato l’espressione emotiva dei volti per risolvere il compito, in quanto questo era l’unico tratto distintivo condiviso dalle foto di formazione in tutte e quattro le condizioni di prova.

 

È interessante notare che i cani che sono stati premiati per la scelta delle facce felici hanno appreso la discriminazione più rapidamente rispetto ai cani premiati per il riconoscimento dei volti arrabbiati. Huber e suoi hanno affermato che la motivazione risiederebbe nel fatto che essi associano un volto sorridente ad un significato positivo e una faccia arrabbiata, invece, ad un significato negativo.

I cani appartenenti al secondo gruppo hanno quindi dovuto superare la loro naturale tendenza, basata sull’esperienza personale con volti umani arrabbiati, prima di riuscire a portare a termine il compito.

 

Roberta Ravelli