La leishmaniosi e la filariosi sono due malattie che i nostri cani rischiano di contrarre, soprattutto nel periodo primaverile, in estate ed all’inizio dell’autunno.
Per comprendere al meglio come queste due patologie si manifestano, in che zone è più elevata la percentuale di contagio per i nostri cani, quali terapie e quali accorgimenti è più opportuno prendere per i nostri cani, abbiamo posto qualche domanda alla dott.ssa Valeria De Liso, medico veterinario.

 

 

FILARIOSI CARDIOPOLMONARE

 

Che cos’è nel dettaglio la filariosi cardiopolmonare?
La filariosi cardiopolmonare è una malattia parassitaria causata da un parassita, Dirofilaria immitis, la cui larva infestante viene trasmessa da un vettore ematofago, la zanzara comune ma anche la zanzara tigre. La zanzara si infesta ingerendo con un pasto di sangue la larva di primo stadio o microfilaria (L1). All’interno del corpo della zanzara la larva compie due stadi larvali L2 ed L3. Quest’ultima è la larva infestante che la zanzara inocula nel cane sano. Nel sottocute del cane la larva muta in L4 e L5. Quest’ultima entra in circolo e migra nelle arterie polmonari e nel cuore destro dove diventa un verme adulto. Ci vogliono almeno 5-6 mesi perché la femmina gravida produca le microfilarie.

 

Quali le zone a rischio in Italia?
Le aree endemiche di filariosi cardiopolmonare sono rappresentate da tutto il nord Italia comprese Toscana, Marche e Umbria, Lazio e il tacco della Puglia e infine Sardegna. Poi ci sono stati nuovi focolai in Abruzzo, Molise, Campania e Sicilia. Praticamente sono rimaste Basilicata e Calabria per mancanza di dati di prevalenza.

 

Si tratta di una malattia che può essere trasmessa all’uomo?
La filariosi cardiopolmonare colpisce sia il cane che il gatto ma non colpisce l’uomo.

 

Quali i sintomi della Filariosi?
Premetto che molti cani possono essere asintomatici. I cani sintomatici presentano dispnea/tachipnea sotto sforzo, affaticamento, sincope, tosse, emottisi, dimagrimento e segni clinici di insufficienza cardiaca destra con ascite (versamento addominale) e versamento pleurico.

 

Quale invece la diagnosi?
La diagnosi si basa su test sierologici che cercano gli antigeni circolanti (parassita), rilevabili solo dopo 6-7 mesi dal contagio. Sono test che si consiglia di fare l’anno successivo al possibile contagio. Inoltre, si possono rilevare le microfilarie circolanti con un semplice esame microscopico.

 

Quale la migliore terapia?
La terapia nei cani con filariosi cardiopolmonare è una terapia adulticida, cioè ha lo scopo di causare la morte dei parassiti adulti localizzati nel cuore destro e nei vasi polmonari. La terapia richiede un lungo periodo di assoluto riposo del cane per minimizzare il rischio di tromboembolismo polmonare, cioè i parassiti morti si staccano dalle pareti cardiache e fungono da trombi che possono ostruire vasi importanti (sindrome della vena cava). Inoltre può determinare un quadro di tossicità acuta e complicazioni polmonari come polmoniti secondarie.

 

Come prevenire la filariosi cardiopolmonare?
Esistono due tipi di prevenzione: una si fa a casa e si basa su un ciclo di compresse disponibili su prescrizione veterinaria che devono essere somministrate al cane da parte del proprietario, una ogni mese, possibilmente lo stesso giorno, per tutta la durata della stagione a rischio che va da aprile a novembre perché ha un’azione retroattiva di 1 mese, quindi copre da marzo a ottobre.
Il secondo tipo di profilassi, più immediata, si basa su un’unica iniezione effettuata dal veterinario e dà una protezione retroattiva di 3 mesi e dura un anno.

 

LEISHMANIOSI

 

Che cos’è nel dettaglio la Leishmaniosi?
La leishmaniosi canina è una malattia parassitaria causata da un protozoo flagellato, Leishmania infantum, microorganismo trasmesso al cane attraverso la puntura di un vettore ematofago, il flebotomo (pappatacio), un insetto simile alla zanzara ma molto più piccolo.

 

Quali le zone a rischio in Italia?
La leishmaniosi è diffusa nelle zone del centro-sud Italia, cioè nelle zone costiere del Mediterraneo, comprese le isole. Ma negli ultimi anni, in seguito al riscaldamento globale e alla movimentazione dei cani durante il periodo favorevole delle vacanze estive, si sta assistendo alla diffusione della patologia anche nelle zone del nord Italia, dove ci sono condizioni favorevoli allo sviluppo di focolai temporanei o permanenti.

 

Si tratta di una malattia che può essere trasmessa all’uomo?
Nelle aree endemiche, la leishmaniosi canina rappresenta un grave problema per la salute pubblica, soprattutto per l’elevata percentuale di cani asintomatici, che rappresentano lo stesso potenziali serbatoi (reservoir domestico) di Leishmania infantum al pari dei soggetti sintomatici. Infatti Leishmaniosi è classificata come una malattia contagiosa a carattere zoonosico. La trasmissione avviene sempre tramite il vettore (flebotomo) che punge l’uomo. Non c’è una trasmissione diretta da cane a uomo.

 

Quali i sintomi?
Leishmaniosi è un malattia caratterizzata da polimorfismo sintomatico. E’ sistemica, quindi può interessare numerosi sistemi o apparati. I sintomi più frequenti sono quelli cutanei (80% dei casi) che comprendono alopecia e perdita di pelo intorno agli occhi, ipercheratosi del tartufo e dei cuscinetti plantari, pelo sottile e opaco, dermatite ulcerativa, nodulare o noduli sulla mucosa. Un aumento del volume dei linfonodi è presente nel 70% dei pazienti. Sintomi generali come febbre, apatia, dimagrimento e atrofia muscolare. Inoltre si possono avere manifestazioni renali, oculari, epato-splenomegalia, dolore, zoppia e artrite, onicogrifosi (crescita abnorme delle unghie) e tosse, sintomi gastroenterici come vomito e diarrea. L’epistassi è presente nel 10% dei casi. Le lesioni renali primarie sono rappresentate da glomerulopatie che evolvono nel tempo verso l’insufficienza renale che può condurre alla morte del cane.

 

La diagnosi?
Leishmaniosi è una grave patologia sistemica di diagnosi complessa a causa della variabilità delle presentazioni cliniche.
Per una corretta diagnosi è necessario procedere a diversi esami specifici quali:
– esami parassitologici come il puntato linfonodale o del midollo osseo
– esami sierologici
– tecniche molecolari (es.PCR)

 

Quale la terapia?
Leishmaniosi è una malattia che, se non curata con adeguate terapie, è mortale.
Prima di decidere se e come trattare un’animale infetto, bisogna distinguere se è in uno stato di infezione, quindi non è un soggetto da trattare, o è malato, quando mostra uno o più segni clinici di leishmaniosi. In questo caso devono essere sempre trattati con un’associazione di farmaci anti-Leishmania. Per i cani che non presentano un danno renale, frequentemente il trattamento determina un miglioramento dei segni clinici. Purtroppo sospendendo il trattamento, anche se si è ottenuta una guarigione clinica totale, la probabilità di una recidiva è alta. Infatti dalla Leishmaniosi non si può guarire: una volta contratta la malattia, si possono alleviare i sintomi e dare al cane una speranza di vita più lunga.

 

Come prevenirla?
A partire dai 6 mesi di età il cane può essere vaccinato. E’ chiaro che il cane non deve aver contratto la Leishmaniosi, quindi va precedentemente testato in caso di dubbi.
Il protocollo vaccinale prevede tre iniezioni a distanza di 3 settimane l’una dall’altra. Il cane sarà protetto a partire da quattro settimane dopo la terza iniezione. La durata dell’immunità è di un anno e quindi il richiamo è annuale.
Oltre ad effettuare la vaccinazione, si consiglia comunque di attuare le altre misure preventive atte a ridurre l’esposizione al flebotomo: come applicare lo stesso repellenti e tenere il cane in casa durante la notte (periodo di maggiore attività dei flebotomi). Questo è particolarmente importante durante il primo ciclo di vaccinazione quando non esiste ancora nessun tipo di protezione immunologica.
Inoltre è raccomandato, prima della vaccinazione, sverminare i cani perché un’infestazione cronica da vermi può deviare la specifica risposta immunitaria dal parassita Leishmania ad altri parassiti.