La prima volta che è andata in Thailandia, 15 anni fa, Junie Kovacs ha trovato un aspetto che molti turisti cercano di ignorare: i tanti cani e gatti randagi feriti, affamati e bisognosi d’aiuto.  

Ma lei no. Così ha deciso di tornare a Koh Lanta, un’isola nel sud della Thailandia, per creare un rifugio che si potesse prendere cura di loro. Non per qualche settimana, ma per sempre lasciando il suo paese d’origine gli Stati Uniti. «C’erano cani e gatti da aiutare in ogni angolo dell’isola, ma nessuno faceva nulla – racconta la donna -. Il veterinario più vicino si trovava a tre ore di distanza e le autorità non si stavano affatto preoccupando dell’importanza della sterilizzazione».

Così ha deciso di iniziare una nuova vita: «Ho voluto trasferirmi su quell’isola ed aprire una scuola di cucina. Nel frattempo avrei deciso che cosa fare per aiutare tutti quei cani e gatti senza casa, ma prima avevo bisogno di raccogliere dei fondi».

Poco per volta il suo progetto è diventato realtà: la sua scuola di cucina si è ampliata e ha aperto un ristorante chiamato Time for Lime. Con i soldi guadagnati grazie all’attività, ha finalmente realizzato il suo sogno aprendo il Lanta Animal Welfare, un rifugio per animali con una clinica veterinaria in grado di garantire il suo prezioso servizio 24/24h.

«Quando sono tornata per vedere l’isola era assolutamente irriconoscibile – racconta una delle sue collaboratrici tornata in Thailandia dopo qualche tempo di assenza -. Cani e gatti hanno trovato finalmente una sistemazione e non devono più vagare per le strade alla ricerca di qualche avanzo da mangiare. Probabilmente Koh Lanta è diventata l’unica isola in cui non ci sono più cani randagi».

L’intera isola è diventata un rifugio e al momento il Lanta Animal Welfare ospita 40 cani e 70 gatti, e le adozioni funzionano. «Molti turisti passano nel rifugio per dare una mano e poi non vorrebbero più ripartire. Sono davvero felice di aver trovato il coraggio di dare una svolta alla mia vita e fare del bene a delle innocenti creature desiderose d’amore» spiega la Kovacs.

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