Le discopatie sono malattie a carattere degenerativo che colpiscono il disco intervertebrale, cioè la cartilagine fibrosa che unisce due vertebre adiacenti. L’ernia discale di Hansen può essere di “tipo I”, degenerazione definita condroide con rottura dell’anello fibroso e fuoriuscita del nucleo polposo, o di tipo II, caratterizzata da metaplasia del nucleo polposo che, espandendosi, determinerà la rottura dell’anello ed estrusione del nucleo.

Le discopatie possono colpire tutte le razze ad ogni età. Vengono definite razze condrodistrofiche quelle maggiormente soggette all’ernia di tipo I, in particolare: bassotto, pechinese, bouledogue francese, beagle, cocker spaniel, shih-tzu, yorkshire terrier ecc.).

Queste razze possono essere colpite dalla malattia già dagli 8 mesi di vita con un picco massimo d’incidenza tra il 4° e il 5° anno d’età. Per l’ernia di tipo II i sintomi iniziano a manifestarsi dopo gli 8 anni. Le zone maggiormente colpite sono, in ordine: toracico-lombare, cervicale e lombo-sacrale.

 

I segni clinici della malattia dipendono dalla sede della lesione e dalla quantità di nucleo fibroso estruso. Localizzare la zona interessata è possibile, in primo luogo, perché si presenta dolorante. Se la sede della lesione è toracica, il cane tenderà ad assumere una posizione curva (cifosi) e i sintomi in alcuni casi potrebbero progredire anche rapidamente, portando seri problemi di deambulazione o paralisi totale; se è cervicale, avrà rigidità nucale e portamento basso della testa ma i danni neurologici non dovrebbero risultare molto marcati; infine se è lombo-sacrale, l’animale si muoverà molto poco ed eviterà di saltare, anche in questo caso i deficit neurologici non saranno gravi.

I sintomi possono insorgere rapidamente o meno, anche la progressione della malattia può variare nella sua velocità o presentarsi stazionaria.

Quando si sospetta una possibile discopatia nel cane, bisogna subito sottoporlo ad una visita dal veterinario poiché i risultati potrebbero essere influenzati anche dalla rapidità d’intervento. I sintomi non sono specifici di questa patologia, pertanto sarà necessario ricorrere a radiografie, TAC e risonanze magnetiche. Sulla base dei referti, il veterinario stabilirà la terapia anti-infiammatoria in relazione anche al peso dell’animale e deciderà se è il caso di procedere ad un intervento chirurgico.