La babesiosi canina è una malattia che colpisce esclusivamente i cani e viene trasmessa dalle zecche. Questa patologia è riscontrata con frequenza sempre maggiore in tutto il mondo, dalle zone tropicali e quelle temperate.

 

Sintomi

Il primo segnale è la febbre alta ed un’evidente stanchezza del pet. Dato che l’organo colpito è il fegato e l’animale vive forti crisi di vomito. Progressivamente compare l’anemia.
Il segnale più evidente della malattia è il cambiamento del colore delle urine, che inizialmente divengono arancioni, poi marroncine ed infine marrone scuro (molto vicino al nero).

Se la malattia riesce ad essere diagnosticata in breve tempo, il cane ha sicuramente il 100% delle possibilità di guarire; nonostante ciò, poiché il fegato resta in parte danneggiato, ogni successiva infezione risulterà sempre più complessa da curare, aumentando purtroppo le probabilità di decesso.

 

Cause

Come detto, la babesiosi è una malattia trasmessa dalle zecche. La zecca femmina, con un rostro più lungo e ricoperto di piccole punte, riesce con il suo morso a penetrare in profondità fino a raggiungere un vaso sanguigno ed a inoculare un protozoo, il Babesia canis, che infetta i globuli rossi. La zecca è talmente vorace che la sua dimensione può moltiplicarsi di 50 volte.

 

 

Cura

Se scoperta in fase precoce, la malattia può essere contrastata molto facilmente grazie ad iniezioni atte ad eliminare il fastidioso parassita; se diagnosticata in stato avanzato, possono risultare necessarie delle cure supplementari.

L’inoculazione del protozoo avviene soltanto dopo 2 o 3 giorni dall’attacco della zecca, è dunque semplice dedurre quanto sia fondamentale analizzare regolarmente la pelle del cane e rimuovere velocemente le zecche scoperte.
Contro la babesiosi esiste un vaccino, che può essere somministrato al cucciolo dall’età di 8-10 settimane; sono previste due iniezioni a distanza di 3 settimane nel primo anno di vita, seguite poi da un richiamo a cadenza annuale per assicurarne l’efficacia. La vaccinazione non determina una protezione integrale, ma riduce sensibilmente il rischio di contagio, soprattutto in animali che non sono stati mai colpiti in precedenza dalla malattia.