La leishmaniosi canina fa parte delle patologie gravi, e viene trasmessa da un flebotomo (un insetto simile alla comune zanzara) che pungendo l’animale è in grado di inoculare il protozoo Leishmania infantum, responsabile della malattia vera e propria.

La leishmaniosi (la cui incidenza nella popolazione canina risulta costantemente in aumento) rappresenta una malattia seria, sia per la gravità di alcuni sintomi, soprattutto a carico degli occhi e dei reni, sia per la difficoltà di debellare il protozoo in maniera definitiva.

Fortunatamente la leishmaniosi, tranne in cani debilitati o anziani, non ha un decorso fulminante e può essere contrastata nelle fasi iniziali, mantenendo il protozoo in fase latente e, nei casi più fortunati, debellando il parassita in toto.

La principale prevenzione è rappresentata dall’esame del sangue annuale del cane che permette di evidenziare la presenza del Leishmania infantum anche in fase asintomatica, visto che il tempo di incubazione può raggiungere anche i sette anni.

Appare altresì fondamentale una corretta diagnosi precoce che può essere ottenuta grazie alla conoscenza dei principali sintomi da parte del padrone del cane permettendo così l’intervento del veterinario e l’inizio della terapia farmacologica.

Tra i primi sintomi troviamo l’abbattimento, la diminuzione dell’appetito ed il conseguente dimagrimento, che possono facilitare la progressione della malattia dovuta alla progressiva diminuzione delle difese immunitarie. Oltre a questi sintomi, tipico risulta essere lo sviluppo anomalo delle unghie, che crescono in maniera maggiore rispetto al normale e fortemente ricurve, ed il pelo opaco e ricco di forfora.

Caratteristici della progressione della patologia e del conseguente peggioramento gli altri sintomi a carico delle articolazioni (che appaiono gonfie e dolenti) e dell’occhio, oltre che un peggioramento dei problemi a carico del manto con vasti fenomeni di alopecizzazione (soprattutto al livello del tartufo ed intorno agli occhi) ed addirittura lo sviluppo di piaghe ulcerose, sintomo questo di un elevato stato di progressione della patologia

Particolarmente seri invece, anche se meno evidenti, sono i danni a carico degli organi interni come ad empio i reni, il fegato e la milza che appaiono notevolmente ingrossati. Queste situazioni si manifestano con un aumento della filtrazione renale (sete e conseguente aumento dell’urina), ipoalbuminemia (per danno renale ed epatico), anemie e trompocitopenie (evidenziate da sangue nelle feci e pallore delle mucose).