È successo in Spagna, l’ 08 Ottobre 2014. A Madrid un gruppo di animalisti si è mobilitato per mettere in salvo Excalibur, il cane dell’infermiera contagiata dal virus Ebola mentre stava curando un missionario spagnolo infettato.

A causa dell’accaduto, l’animale è stato comunque soppresso la stessa sera, benché non vi fossero prove che avesse contratto la malattia. Per tale ragione, proprio in questi giorni, si è accesa una disputa riguardante il rapporto tra cani ed ebola: è possibile per un cane prendere il virus dall’uomo e trasmettere a sua volta la malattia?

excalibur cane
Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola che ha contratto l’ebola

 

Sebbene sia un dato oggettivo il fatto che non esistono prove scientifiche complete che attestino la possibilità per gli animali domestici di diffondere questa patologia, è anche vero che in passato, e precisamente nel 2005, sulla rivista Emerging Infectious Diseases fu pubblicato uno studio che prendeva in esame le conseguenze della vicinanza tra animali e persone infette e che dimostrava una certa suscettibilità dei cani all’infezione.

Il team di ricercatori aveva condotto l’esperimento su 300 cani, di cui 159 in contatto con persone che avevano contratto l’ebola per via alimentare. Di 159 solo 40 avevano presentato tracce di ebola nel sangue dovute alla contrazione dell’infezione o causate da una risposta immunitaria al virus.

Il 31,8% dei cani aveva, invece, dimostrato di essere stato effettivamente contagiato.

 

Contrariamente agli uomini, gli animali non avevano, però, presentato nessun sintomo che potesse essere direttamente collegato alla malattia, quindi era stato dedotta l’assenza o la lieve presenza di sintomi nei quadrupedi colpiti dall’ebola.

L’interrogativo più importante, tuttavia, rimane: è possibile che un cane attacchi il virus all’uomo?

L’ebola, pur essendo potenzialmente mortale e altamente dannosa, coinvolge soltanto una ridotta parte della popolazione, di conseguenza risulta difficile raccogliere dati validi e adatti a campioni più alti.

Anche se sono noti alcuni casi in cui la trasmissione della malattia è avvenuta per mezzo di scimmie e pipistrelli di specie africana, non si può dire lo stesso per gli animali domestici, relativamente ai quali non si hanno notizie certe.

 

Lo studio del 2005 ha comunque evidenziato una realtà fondamentale, ossia il fatto che il virus, nonostante l’assenza di sintomi, potrebbe manifestarsi nei fluidi corporei del cane (come saliva e urina) e, quindi, resta importante mantenere separata la specie animale da quella umana.

Tuttavia, è necessario non cadere nell’eccessivo allarmismo: l’American Veterinary Medical Association, a questo proposito, ha fatto presente che il caso del cane spagnolo è raro e isolato e che i cani occidentali non rappresentano, invece, nessun tipo di pericolo.

 

Alessandra Bottaini