Per chi non lo sapesse, i Pet Tattoo sono tatuaggi decorativi segnati su animali domestici, prevalentemente su cani e gatti. Non si tratta dei classici tatuaggi di riconoscimento, ma di una pratica del tutto simile a quella effettuata sugli uomini che “marchia” permanentemente l’animale solo a fini ornamentali.

 

Questa pratica, nata negli USA, ultimamente si è diffusa a macchia d’olio a livello mondiale, divenendo una vera e propria moda. In Vietnam e in Cina si usa regalare pesci tatuati per augurare buona fortuna, mentre in Russia e in Asia si tatuano i maialini per renderli più belli.
Il belga Wim Delvoye ha fatto del tatuaggio sugli animali (in particolare i maiali) la sua arte ed è stato costretto a trasferirsi in Cina per esercitare la sua professione, al fine di evitare le leggi dell’ Unione Europea sui diritti animali.

 

Ora che questa moda negli Stati Uniti è divenuta ormai irrefrenabile, la candidata democratica per lo Stato di New York Linda Rosenthal, che si è sempre battuta per i diritti degli animali, ha deciso di presentare un disegno di legge che ne vieti l’utilizzo. La proposta di legge prevede una clausola per i piercing. Sarà ammessa un’eccezione per i tatuaggi temporanei effettuati nei saloni di bellezza per animali, mentre la pena stabilita per chi ne facesse di permanenti andrebbe da un’ammenda (che può arrivare fino a 1000 dollari) sino ad un anno di reclusione.

 

Per rendersi conto di quanto il fenomeno dei Pet Tattoo sia diffuso basta farsi un giro in rete, dove è facile trovare migliaia di fotografie di animali tatuati. Il problema ovviamente sta nel fatto che, mentre l’uomo può scegliere liberamente se tatuarsi o meno, un animale non ha questa possibilità di scelta e deve così sottostare alle decisioni del proprio padrone.
Senza contare, poi, che queste pratiche possono essere dolorose per l’animale, costretto a farsi tatuare la schiena, l’addome, il collo o la testa.

 

Si spera che questo disegno di legge passi senza problemi e modifiche, in modo che i nostri amici animali possano tornare ad essere considerati degli esseri viventi e non più dei pupazzi da decorare a proprio piacimento, come se si trattasse di peluches o di oggetti d’arredamento.