Siamo nel 2012, in un’ epoca in cui i diritti minimi degli esseri viventi dovrebbero essere garantiti e tutelati, a dispetto del lucro e delle disattenzioni.
Eppure accade proprio in questi giorni, che durante le riprese del nuovo film “Lo Hobbit: un viaggio inaspettato” del regista Peter Jackson, tratto dal romanzo di J.R. Tolkien, una sorta di sequel del famoso e pluri-premiato “Il signore degli anelli”, avviene la morte sconsiderata, evitabile e inconcepibile di ben 27 animali, i quali sarebbero stati utilizzati durante le riprese del film in Nuova Zelanda.
L’allevamento che li aveva in custodia, non è stato in grado di garantire le minime condizioni esistenziali a questi inconsapevoli attori improvvisati, a causa della cattiva gestione e dell’inadeguatezza del luogo di detenzione temporanea (fonte: American Humane Association, responsabile del controllo e del benessere degli animali sui set cinematografici e televisivi “made in Usa” ).
A denunciare la miserabile faccenda, sono state la LAV (Lega anti-vivisezione) e le associazioni animaliste statunitensi American Humane Association e PeTA (People for Ethical Treatmen of Animals), le quali hanno posto all’ attenzione mondiale la pessima scelta del regista Peter Jackson di voler utilizzare animali in carne ed ossa per le riprese del suo film, piuttosto che effetti speciali, ormai all’avanguardia nella cinematografia attuale. Di controparte però appare limitata l’accusa al regista stesso o al film in generale, dato che l’abominio è stato causato esclusivamente dai responsabili dell’allevamento scelto, evidentemente privi di una pur minima specializzazione, ma anche umanità, nell’ occupazione degli animali e nella loro salvaguardia.
Le società di produzione, però, devono garantire l’incolumità degli animali utilizzati sui set cinematografici, in onore delle loro scelte lavorative, nel rispetto degli attori selezionati, umani e non; soprattutto se si considera il fatto che questi sventurati protagonisti, non avevano neppur scelto di diventare le nuove stelle del cinema.
Sorte avversa per un ruolo contro natura, e, a pagarne le conseguenze, come di consuetudine, è stata la parte debole ed indifesa.
Il film uscirà comunque a breve nelle sale mondiali; questa vicenda sarà solo un neo nella pubblicità dello stesso; è solo la vita di 27 involontari attori che non sarà più restituita.