I cani possono portare benefici, ridurre la violenza e combattere la depressione con il loro amore anche nei luoghi più isolati, più difficili. Anche in carcere. È quello che succede alla Casa Circondiariale di Montorio. Ed è quello che Petsparadise ha in esclusiva documentato.

 

Carcere di Montorio cani
Un momento del corso alla Casa Circondariale di Montorio

 

Sono le ore 14 di un lunedì pomeriggio. Carcere di Montorio, Verona. Alcuni detenuti, circa una dozzina, quelli che partecipano al progetto sperimentale, si radunano nel cortile centrale. Ad aspettarli ci sono alcune persone e Tobia, un cane. È lui il vero protagonista del momento: per i carcerati è l’occasione di imparare a relazionarsi con lui.

Stefano Tansella e Matteo Favaretto, istruttori cinofili, iniziano a spiegare ai presenti come gestire i cani di un canile, come approcciarsi a loro, come dare loro la ciotola, le regole ed i comportamenti da assumere davanti ad una lotta tra cani, affinché nessuno si faccia male. Tutti ascoltano interessati e Tobia è un bravissimo insegnante.

L’obiettivo del corso? Lo spiega il dott. Maurizio Mazzi, medico veterinario dell’ULSS 20 di Verona: “L’obiettivo è preparare i ragazzi a fare del volontariato al canile municipale. Sono momenti sia teorici sia pratici, fatti sia con un veterinario dell’ULSS 20, con educatori cinofili, istruttori cinofiili ed ha anche partecipato un toelettatore. Questo perché i detenuti devono imparare bene le nozioni di base per la gestione di un cane. Partecipano sia persone con pena lunga, che quindi non hanno possibilità di uscita, e sia coloro che hanno o avranno presto la condizione di semilibertà, e che potranno accedere al canile municipale come volontari. Il corso è partito un anno e mezzo fa, su esplicita richiesta del direttore del carcere (dottoressa Maria Grazia Bregoli, ndr) e già quattro detenuti sono diventati volontari al canile”.

 

Carcere di Montorio
Una sezione del carcere di Montorio

 

Oltre alla Direzione dell’Istituto Penitenziario di Montorio di Verona, promuovono il progetto l’ ULSS20 di Verona e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli Animali.

 

Le potenzialità, come spiega la dott.ssa Camilla Siliprandi, medico veterinario dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, sono: “enormi, e me ne accorgo operando da 10 anni nel mondo della pet therapy. I detenuti durante i corsi paragonano le loro emozioni a quelle dei cani nei canili, paragonano le loro difficoltà. Entrano con loro in empatia, si sentono a loro vicini per la loro privazione di libertà”.

 

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Il progetto tra detenuti e cani sta crescendo e c’è in cantiere qualcosa di veramente importante, strutturale, che sarà presentato il prossimo 26 giugno alla sede direzionale di ULSS 20 in una conferenza stampa. Nuovi impegni da parte di questi enti, con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato e dell’Università di Genova. Gli scopi del progetto sono ridurre il numero di episodi di violenza, il senso di isolamento e solitudine, il miglioramento dei legami sociali, con conseguente effetto di umanizzare l’ambiente carcerario.
“L’evoluzione concreta del progetto necessita di fondi – chiarisce la dott.ssa Siliprandi – che si stanno recuperando attraverso le fondazioni. Qualcuna ha già aderito ma ne stiamo cercando ancora per questo progetto”.

 

 

Samuele Tramontano