“Chi è la bestia?” è un romanzo dello scrittore romano Vittorio Rombolà, edito dalla Casa Editrice Pagine.
Alla base dell’opera la denuncia della cinomachia, ossia il fenomeno criminale dei combattimenti tra cani.

Combattimento tra cani

Il testo è duro, crudo, raccapricciante, tuttavia commovente e in grado di suscitare forti emozioni anche nei lettori solitamente disinteressati a questo tema.

L’autore, grazie ad approfondite ricerche, ha esplorato la realtà scomoda e atroce che coinvolge , purtroppo, moltissimi animali, sottolineando le situazioni di violenza, di degrado, di miseria e di paura che questi cani sono costretti a vivere.
Dal romanzo di Rombolà è stato tratto un film, un corto cinematografico che narra la triste storia di Ettore, un meticcio di circa due anni (un incrocio tra un Pitbull e un Rottweiler) , un cane da combattimento di quasi trenta chili,il cui corpo appare pervaso da vistose cicatrici e da tremende ferite.

 

Un chiarimento: nel corso delle riprese cinematografiche gli animali protagonisti non hanno subito nessun danno fisico e psicologico e sono stati seguiti dall’educatore e addestratore cinofilo Enrico Casucci dell’Educane Park di Acilia (Roma).
Per saperne di più riguardo a “Chi è la Bestia”, abbiam intervistato proprio lo scrittore Vittorio Rombolà.

 

Vittorio Rombolà
Vittorio Rombolà

Da dove ha origine la passione per la scrittura?

Ho sempre amato scrivere e mi è sempre piaciuto farlo in modo creativo e fantasioso. Ricordo che, da bambino, custodivo un quaderno sul quale commentavo le partite della nazionale di calcio che vedevo in Tv e raccontavo le giornate scolastiche, che si sgomitolavano, serenamente, nella mia classe della Scuola Elementare. “Paginetta dopo paginetta”, dopo svariati anni, la mia passione è addivenuta una fetta predominante della mia vita.

 

Com’è nata l’idea di scrivere un libro proprio sulla cinomachia?

Avevo già trattato la tematica della Cinomachia – il combattimento clandestino fra cani – in un periodo in cui collaboravo per alcune pubblicazioni e testate giornalistiche.
Il tema mi colpì profondamente, lasciandomi basito e riaffiorò qualche anno più tardi quando decisi di scriverne un romanzo/denuncia: un cane da combattimento avrebbe raccontato la sua drammatica e spaventosa storia! Proposi l’idea al mio Editore, Dottor Luciano Lucarini, della Casa Editrice Pagine: era il 2007, “Chi è la Bestia?” venne pubblicato nel 2008.

 

Qual’è lo scopo del corto cinematografico?

La proposta di farne un corto cinematografico mi venne palesata, direttamente, dal regista Aiman Sadek, il quale, dopo aver letto il mio romanzo, ne rimase molto colpito. Decidemmo di concretizzare l’idea e scrissi la sceneggiatura. Così come l’omonimo romanzo e il successivo corto teatrale, vincitore del Festival della Drammaturgia Italiana “Schegge d’Autore 2012”, anche il cortometraggio si è posto, tra gli obiettivi, quello di sensibilizzare la gente nei confronti di una drammatica realtà poco conosciuta, attraverso un prodotto che, artisticamente parlando, ha ottenuto (e sta ottenendo) moltissimi consensi di pubblico e di critica, nonché numerose recensioni televisive, radiofoniche e cartacee, sia a carattere nazionale, che locale. Il cortometraggio è stato, inoltre, sottotitolato in lingua inglese, in quanto “sbarcato” in vari paesi del mondo, aggiudicandosi premi e menzioni.

 

Chi l’ha aiutata nella realizzazione di questo progetto?chi è la bestia?

Tutti coloro i quali hanno partecipato al progetto cinematografico “Chi è la Bestia?” meritano un grandissimo applauso, in quanto, sposandone la causa “sociale”, hanno lavorato gratuitamente, elargendo, comunque, un grandissimo impegno e l’integro estro professionale. Un applauso al regista e produttore Aiman Sadek; agli attori, Dario Cassini, Irene Maiorino, Francesco Primavera, Gianluca Cortesi, Elena Cerquini e Isaia Rombolà; ai musicisti, Danilo Bughetti e Giuseppe Antonio Russo per la colonna sonora; a Vittorio Stagni, per aver dato la voce al cane protagonista; a Enrico Casucci, l’educatore cinofilo, che ha seguito i lavori sul set, al fine di garantire la massima serenità e il totale benessere per gli animali protagonisti ed un applauso speciale a Teo, il cane corso, magnifico interprete del film. Un applauso, infine, ma non per minore importanza, a tutto lo staff di supporto tecnico/logistico, che, pur lavorando dietro le quinte, ha contribuito concretamente alla realizzazione del film.
Vorrei citare ed encomiare anche coloro i quali hanno lavorato all’omonimo e già citato corto teatrale: gli attori Doriano Rautnik, Davide Saliva e Teresa Luongo, il musicista Nicolas Verardi e la regista Loretta Cavallaro.

 

In che modo, secondo lei, oggi è possibile intervenire aiutando i cani vittime dei combattimenti clandestini?

“Chi è la Bestia?” è un titolo/domanda, un interrogativo retorico laddove, per i fatti narrati nel libro e nel corto, la risposta è una ed inequivocabile: l’uomo. La motivazione che spinge e sostiene questa crudeltà umana si identifica nell’ingente giro d’affari che ruota intorno al fenomeno criminoso.
La maggior parte dei cani destinati al “ring” perisce durante i cruenti combattimenti, o viene soppressa per le gravi e irreversibili ferite riportate.
I pochissimi cani che riescono a sopravvivere, a fuggire o ad aver la fortuna di essere abbandonati dai propri aguzzini, qualora rinvenuti da “anime pie”, vengono affidati ad educatori cinofili, che li riabilitano, attraverso un percorso caratterizzato da professionalità e amore, per poi eventualmente affidarli a famiglie, in grado di garantire loro una vita dignitosa e serena, seppur inchiostrata ed inficiata da un passato infernale e macabro.
Attualmente la cinomachia è parzialmente diminuita, ma non scomparsa.
Le cause di questa tenue migliorìa risiedono nell’accresciuta cultura della gente, nelle ficcanti energie messe in campo dalle Associazioni Animaliste, nell’operato delle Forze di Polizia e nella Legge 189 del 20 luglio 2004, che, per la prima volta, ha previsto pene detentive per “chi promuove, organizza, o dirige combattimenti, o competizioni non autorizzate fra animali, che possono metterne in pericolo l’integrità fisica”.
Il fenomeno, tuttavia, non è estinto e pullula, ancora, attraverso espedienti innovativi, atti a raggirare ostacoli e impedimenti; se una volta, per esempio, i combattimenti si concretizzavano nelle pinete, in aperta campagna e nelle spiagge, ora si organizzano al chiuso, nei garage, nelle ville private e, talvolta, persino negli appartamenti condominiali: si alza il volume dello stereo e i cani possono iniziare ad azzannarsi, mentre la musica attenua i loro guaìti e le urla degli scommettitori.
Credo, fermamente, che alla base di tutto ci sia la cultura e la sensibilità delle persone. Come, sovente, asserisco, durante le presentazioni dei miei lavori autorali, “nel mondo c’è tanta cattiveria, ma, per fortuna, c’è ancora tanta bontà: se fossimo tutti più buoni, molte cose cattive non accadrebbero più”. Me lo auguro, per quanto utopistico sia!!!.

 

 

 

Alessandra Bottaini