Ci sono animali che aiutano concretamente l’uomo anche quando sembra che la speranza sia finita. E questi animali devono avere il loro spazio, e la loro storia deve essere raccontata (anche se in questo caso non si tratta di “Pets”).

Passo il doppio controllo necessario per accedere alla struttura della Casa di reclusione di Bollate. Il clima è prevedibilmente grigio e triste, e non solo per la pioggia incessante che continua a cadere all’esterno delle mura. Il dott. Claudio Villa mi viene a prendere e mi conduce in una struttura interna al carcere. Di colpo verde, cavalli e persone: sono questi gli elementi del progetto Cavalli in Carcere.

Cavalli in Carcere
Alcuni Cavalli del progetto di Bollate

 

Allora il dott. Claudio Villa, responsabile del progetto con l’Associazione “Salto Oltre il Muro”,  mi racconta nel dettaglio in cosa consiste “Cavalli in Carcere”.

 

Claudio Villa Bollate
Il dott. Claudio Villa con i cavalli ed alcuni ospiti

Come si avvicinano cavalli e detenuti?

È per entrambi una seconda opportunità . Quello che è molto forte in questa realtà è la combinazione tra detenuti e cavalli, in quanto entrambi vivono la privazione della libertà: i primi perchè hanno commesso qualcosa contro la società, i secondi invece spesso sono rinchiusi senza colpe. Ma qual è il senso del recupero? È dare una seconda opportunità ai cavalli perchè hanno fatto una vita precedente in prigionia nei box, ed allo stesso tempo una seconda opportunità ai detenuti che, invece che stare isolati nelle celle, si trovano all’aperto con i cavalli. Possono così recuperare, ognuno con le proprie capacità e possibilità, una relazione di rispetto del prossimo.

 

Si tratta di certo di un progetto eccezionale, non comune per un carcere.

Siamo l’unica scuderia all’interno di un carcere in tutta Europa. Qui non si fa equitazione e non c’è il maneggio dove i detenuti vanno a cavallo per diletto. Qui si impara a conoscere e gestire il cavallo. I detenuti devono pulire il letame, dare da mangiare ai cavalli, etc..  Eccetto un poliziotto ed il sottoscritto, qui sono tutti detenuti.

 

E tutti i detenuti possono prendere parte al progetto “Cavalli in carcere”?

Per partecipare al progetto c’è un iter preciso da seguire: viene istituito un bando che dura circa tre mesi, per cinque ore al giorno, per sei giorni alla settimana.  Solitamente si iscrivono in circa settanta detenuti, tra i quali saranno selezionati al massimo quindici. C’è comunque una selezione naturale perchè c’è da fare fatica e solo chi ha davvero volontà resta. Quando i componenti sono stati selezionati, collaborano qui dalle nove alle quattro del pomeriggio. Con un veterinario insegniamo tipologia del cavallo, storia del cavallo, relazione, etologia e tecnica equestre.

 

Quali i benefici del progetto “Cavalli in carcere”?

Il beneficio nei detenuti è palese. Nella diversa tipologia di reati commessi, l’aspetto piscologico è il più forte: più è efferrato il motivo per cui sono qui e più è intenso il motivo psicologico. L’incapacità di relazionarsi, di rispettare le regole, di capire, ed altri grossi problemi. Il cavallo rimette in discussione: per prendersi cura di loro servono metodo, criterio, impegno. Allo stesso tempo il cavallo legge le nostre emozioni: ogni giorno abbiamo sensazioni diverse, stati emotivi diversi. Il cavallo è il riflesso delle nostre sensazioni e non gli si possono raccontare bugie, perchè lui “legge” chi siamo. Anche per i cavalli ci sono chiari benefici: questi animali arrivano qui con problemi psicofisici, derivanti dalle precedenti gestioni. Sono animali che hanno bisogno di branco, di movimento, di relazione. Nelle strutture infatti sono spesso chiusi, segregati e fermi.  Qui invece riescono a recuperare la salute.

Cavalli tra le mura del carcere
Cavalli tra le mura del carcere

 

Come è nato il progetto?

Il progetto è nato con una proposta di un privato di regalare 4 cavalli. Luigi Pagano era allora Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria della Lombardia, e lui propose l’idea a Lucia Castellano, direttrice del carcere di Bollate. Così, dopo la presentazione del progetto nel 2006 a Fieracavalli di Verona,  ho deciso di partecipare. Dall’anno successivo è partito il progetto ed io, l’assistente incaricato per la sicurezza ed i detenuti abbiamo costruito la struttura. Siamo partiti da 4 box ed ora sono 30. È un viaggio interessante, è una prospettiva infinita.

 

Quanti cavalli ci sono attualmente in scuderia?

Oggi ci sono 22 cavalli. Sono  4 miei, 7 privati, 5 da sequestro e 6 dell’Associazione. La struttura comunque può contenere fino a 40 cavalli.

 

È possibile visitare la struttura?

Si può visitare richiedendo l’autorizzazione al carcere oppure seguendo corsi a pagamento. Sono momenti in cui l’aspetto emozionale è molto forte. Sono stati qui ragazzi adolescenti a rischio bullismo, un gruppo di ragazzi adottati, ed arriverà un gruppo di disabili. Inoltre ci sono adulti che hanno fatto “horse coaching”. I corsi sono strutturati in 1 o 2 giornate, e costano tra gli 80 ed i 100 euro a testa al giorno.

Carcere di Bollate Cavalli
La scuderia

 

Perché questo progetto di “Salto Oltre il Muro” è così eccezionale e non ci sono altre iniziative come questa in Europa?

Non c’è più la cultura equestre. A livello sociale non se ne percepisce il significato. È sicuramente una situazione pesante.  Il problema è che non ci sono investimenti.  Io sono un’eccezione: sono un volontario che si sta permettendo un lusso, che ovviamente mi pesa sia economicamente e sia a livello pratico, perchè non ho collaboratori. Eppure c’è una potenzialità infinita. La situazione delle carceri è drammatica,  ma fare qualcosa come questa si può perché é quasi tutto a costo zero: materiali di recupero da discarica per costruire la scuderia, i detenuti che collaborano ed i cavalli arrivano da donazioni.

 

 

Samuele Tramontano