Lo scorso 9 luglio la città di San Diego, in California, ha emesso un provvedimento che vieta la vendita degli animali domestici nei negozi. Tale stop, sancito dal Consiglio Cittadino, ha lo scopo di fermare le cosiddette “puppy mills”, crudeli “catene di montaggio di animali” che riforniscono i negozi. Si tratta per l’appunto di tristi luoghi in cui i cuccioli nascono e vivono in pessime condizioni.
Il provvedimento emesso a San Diego è un segno di altissima civiltà, oltre che a rappresentare un notevole passo in avanti verso un mondo nel quale gli animali hanno finalmente la stessa dignità degli esseri umani e in cui non esistano più sevizie, maltrattamenti o abbandoni nei loro confronti.

 

Lo stop alla vendita di animali domestici nei negozi, approvato all’unanimità dal Consiglio, ha seguito l’esempio dato recentemente dalla città di Los Angeles, la prima grande metropoli USA ad imporre questa restrizione.

 

Il divieto riguarda l’acquisto di pet quali i cani, i gatti e i conigli, che da oggi saranno disponibili esclusivamente presso canili autorizzati, gruppi di recupero di animali senza scopo di lucro e associazioni per la salvaguardia degli animali domestici. Il divieto entrerà in vigore a tutti gli effetti entro 30 giorni dalla data di approvazione.

 

Le “puppy mills” sono vere e proprie “fabbriche” di pet: strutture in cui si “producono” a ciclo continuo cuccioli di qualsiasi razza mediante trattamenti che comportano accoppiamenti a ritmi sostenuti, innaturali e stressanti. Questi animali, inoltre, sono tenuti in pessime condizioni ed in situazioni igieniche approssimative. I cuccioli nati vengono quindi spediti, alla stregua di pacchi postali, ai futuri “padroni”, che probabilmente ignorano la loro reale provenienza.

Il provvedimento di San Diego si pone anche l’obiettivo etico-sociale di ridurre il numero di animali che vivono nelle strutture di accoglienza e di cimentarsi nella ricerca di una casa per cani, gatti e conigli randagi o abbandonati.