Il 31 Luglio del 2013 la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge che restringe in modo drastico la pratica della vivisezione sugli animali, promuovendo il ricorso a tipologie di ricerca alternative.

 

Possono finalmente esultare gli animalisti in quanto, con l’approvazione dell’articolo 13 della Legge di delegazione europea, sono stati riconosciuti agli animali destinati alla sperimentazione scientifica una serie di diritti che ne tutelano la vita, la dignità ed il benessere. Il testo di legge impedisce, per esempio, l’allevamento sul territorio italiano di animali da laboratorio e, pertanto, anche Green Hill, allevamento di beagle tristemente noto per le orrende pratiche di vivisezione, chiuderà finalmente i battenti.

I rappresentanti della LAV (Lega Antivivisezione) hanno addirittura definito il varo di questa norma: “una svolta per l’Italia”.

 

Un altro punto fondamentale previsto dal testo di legge è il divieto di pratiche crudeli come l’inflizione di test bellici e la somministrazione alle cavie di sostanze tossiche d’abuso (droga, alcool e tabacco); non saranno più consentiti inoltre esperimenti dolorosi sugli animali senza l’impiego di appositi analgesici.

 

Non da ultimo la norma promuove lo sviluppo di tecniche alternative per la ricerca e le sperimentazioni. D’altra parte, al di là della questione morale, sono numerosi gli scienziati che ritengono che la sperimentazione animale, oltre ad essere crudele, sia spesso anche fallace e per tale motivo hanno accolto con favore la nuova legge che limita il ricorso alla vivisezione nel nostro paese. Naturalmente non mancano i detrattori, secondo i quali sarebbe necessario rivedere alcuni punti troppo generici della normativa e, sempre a loro parere, poco convincenti, affinché la ricerca scientifica italiana non sia costretta a fare un passo indietro, penalizzando in tal modo il percorso a sostegno della prevenzione.