Secondo l’Eurispes (istituto di ricerca), molti sono gli italiani che ospitano in casa un animale e la maggioranza di questi, il 53,7%, ha scelto il cane, seguito a ruota dal gatto con il 45,8%. Dallo studio emergono poi altri dati che fotografano nei dettagli comportamenti e scelte.

L’indagine ha rilevato che, rispetto all’anno precedente, la percentuale di italiani che vive con cani e gatti è scesa di oltre quindici punti percentuali, passando dal 55,3% al 39,4%; forse a causa della crisi economica (un animale è impegnativo anche economicamente) oppure perché un maggior numero di persone ha preso coscienza delle responsabilità derivanti dalla convivenza con gli animali.

Il confronto con i dati dei prossimi anni ci aiuterà a comprendere i reali motivi di questa flessione, per ora possiamo fare solo delle ipotesi; quel che è certo riguarda le spese veterinarie, ridotte, se pur in misura differente, da tutti o quasi i proprietari di animali domestici. Lo studio ha appurato che sono diminuite principalmente le spese per operazioni chirurgiche e controlli periodici, restando quasi invariate quelle dei medicinali.

E’ invece controverso il dato relativo all’esigenza di cedere ad altri il proprio animale chiedendo, a tale scopo, l’aiuto del veterinario; per il 48,2% dei medici intervistati, il numero di clienti che ha manifestato questa volontà è cresciuto, è rimasto stabile per il 50,2% ed è addirittura diminuito per l’1,6%. Diventa difficile anche fare valutazioni sulla disponibilità all’adozione, perché, anche in questo caso i numeri non aiutano;  il 25% dei veterinari, invece, sostiene che lo scorso anno è cresciuto il numero di animali ripudiati, anche se, circa il 60%, dichiara che il numero di quelli ritrovati e consegnati al proprio ambulatorio è rimasto stabile.

Degne di attenzione sono anche le percentuali che esprimono il numero di zooiatri ai quali è capitato di visitare cani senza microchip (quasi il 90%) e con quale frequenza: sette su dieci affermano che è successo qualche volta, mentre per il 21,3% si è verificato spesso.

Alla categoria è stato anche chiesto se si è riscontrata una crescita delle richieste di eutanasia come rimedio ai mali incurabili o cronici: quattro specialisti su dieci hanno dato risposta affermativa.