La morte dell’uomo che è stato aggredito dai cinghiali a Cefalù, in provincia di Palermo, non deve essere usata come pretesto per criminalizzare i cinghiali, lo dicono gli animalisti.

cinghiali1“È necessario evitare politiche persecutorie, basate su un’ondata di forte emotività, contro animali colpevolizzati per avere reagito a quello che hanno percepito come un possibile pericolo”, lo dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi.

ENPA sottolinea al contempo come questo evento così doloroso sia conseguenza della strategia fallimentare seguita in materia faunistica a livello sia nazionale e locale (Regioni e Province).

“Anzitutto è doveroso chiarire che gli animali selvatici non si “divertono” ad attaccare altri esseri viventi. Nel caso di Cefalù è probabile che il cinghiale fosse un esemplare femmina con cuccioli al seguito – aggiunge Andrea Brutti dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – e che essa si sia sentita minacciata dall’avvicinarsi dei cani e dell’uomo, che, per gli ungulati rappresentano dei predatori. Viene dunque da chiedersi coma mai, pur insistendo il territorio di Cefalù in un parco regionale, non sia prevista una adeguata attività di informazione su come comportarsi in caso di incontri con i selvatici”.

L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA) fa le più sentite condoglianze alla famiglia della vittima ma avverte: “sia ben chiaro a tutti che questa tragedia non deve essere il pretesto per una caccia indiscriminata ai cinghiali.”